Circhio Lume

Circhio Lume
spettacolo di teatrodanza ai confini del clown

progetto di Federica Tardito e Aldo Rendina
con Aldo Rendina‚ Federica Tardito e Antonio Villella/Riccardo Maffiotti

musiche Bach‚ Mozart‚ Satie‚ Madonna
costumi Roberta Vacchetta
disegno luci Lucia Manghi
coproduzione Torinodanza‚ Drodesera>Centrale Fies e compagnia tardito/rendina
con il sostegno di Associazione Sosta Palmizi/MiBAC
un ringraziamento particolare a Marina Borruso e Doriana Crema


Tre sbiaditi clown, in un circo delirante e divertente, si giocano tutto per conquistare il centro dell'attenzione.
Da uno sguardo sui meccanismi che l’uomo mette in atto per farsi amare si entra con leggerezza e distacco nei drammi di ognuno di noi‚ svelando i pretesti e le menzogne create dalla vittima incompresa.
Una scrittura per cerchi‚ non narrativa‚ che utilizza un linguaggio sempre in bilico tra il tragico e il grottesco‚ un po' caricato e clownesco.

Estratti recensioni...


“Un circo delirante e divertente‚ che gioca intelligentemente sul filo dell’idiozia‚ dichiarata‚ conclamata‚ devastante.

La creazione... al Festival di Volterra 06 è stata salutata da un’ovazione entusiasta... Perché Circhio Lume é un pastiche arguto e folle‚ spinto al parossismo.

Bravissimi‚ portano la loro ipotesi di non-danza sino ai territori della clownerie più cupa e destabilizzante.”

A. Porcheddu da www.delteatro.it

“Circhio Lume fa dei vari quadri coreografici dei piccoli cammei di una solitudine che brucia‚ di una voglia di essere che non lascia respiro in una tensione del movimento che si scioglie in una comicità a tratti surreale e mai banale. 

... le povere anime dei tre personaggi ... sono corpi poetici‚ i loro volti dicono di uno stupore che confina con il terrore‚ sono figurine piccole piccole schiacciate dalla vita.

La Compagnia Tardito/Rendina si conferma per il rigore della sua ricerca coreografica‚ si dimostra un gruppo da tenere d’occhio e da frequentare con l’affetto di chi non può che amare quanti sanno mostrare il lato lirico del dolore e del bisogno d’amore.”

Nicola Arrigoni da La Provincia

...appunti di viaggio


Vita−dramma−giudizio frenante

Siamo partiti dal desiderio di confrontarci e riconoscere in noi i meccanismi che mettiamo in atto per farci amare e che spesso sconfinano nella messa in scena di un dramma che si ripete e si ripete...
Per fare questo ci siamo resi conto che dovevamo fare un grande lavoro: imparare a riconoscere le idee che abbiamo su di noi non aderendo al giudizio.

Il corpo−le idee

Ci siamo allenati per lungo tempo a trasformarci‚ ad allargare i nostri confini‚ a non identificarci con la forma. se ti identifichi con l’emozione‚ lasciandoti prendere da un’idea‚ cioe’ da quel sentimento che e’ puramente mentale‚ c’e’ il pericolo di rimanere costretti...
se permetti che cio’ accada‚ si ridurra’ moltissimo lo spazio‚ anche quello corporeo‚ ed e’ una sensazione che assolutamente non aiuta a liberare l’atto creativo.
Per agire abbiamo bisogno di spazio.

Smascherarsi


Ad un certo amaro punto del lavoro ci siamo accorti che eravamo partiti da un’idea e che tale era rimasta‚ dunque come rendere concreto il nostro anelito?
Abbiamo capito che era necessario relazionarci con un pubblico in quel momento invisibile e metterci nelle concrete condizioni di agire uno smascheramento: “vengo qui davanti e vi faccio vedere che io‚ io‚ io‚ io costruisco ed alimento la menzogna... ”

Vero−finto

Un viaggio in continuo bilico nel tentativo di stare con quello che c’era essendo “i creatori e le creature”‚ “i testimoni e le testimonianze”. Allo stesso tempo dovevamo mettere in moto un nostro meccanismo rendendolo visibile all’esterno‚ attivando tutte le energie con il solo fine di farci amare.
per poterci addentrare nelle zone d’ombra abbiamo dovuto accendere piu’volte la luce scegliendo la via dell’umorismo salvatore...
durante il lavoro per comodita’ di linguaggio abbiamo utilizzato il termine povero piccolo me quella parte di noi che non si sentira’ mai amata abbastanza e quindi fara’ di tutto per esserlo.
Piu’ mi sento nessuno e piu’ mi do da fare per dimostrare il contrario...piu’ cado e piu’voglio ricadere...piu’ urlo e piu’ voglio urlare...
ci sembra allora fantastico svelarlo pubblicamente in quanto contiene una forte possibilita’ di trasformarsi in un ridicolo dramma.